Domande sulla Spalla

Il tendine superiore della cuffia dei rotatori, cioè il tendine del muscolo sovraspinato, passa al di sotto dell'osso che svolge l'azione di tetto dell'articolazione della spalla, l'acromion (che è l'osso che possiamo palpare toccando la parte superiore della spalla). In alcune persone lo spazio tra la superficie inferiore dell'acromion e la testa dell'omero è alquanto ristretto. I tendini della cuffia dei rotatori e l'annessa borsa (un cuscinetto che funge da ammortizzatore tra i tendini e l'acromion sovrastante) possono allora venire compressi e schiacciati quando il braccio è sollevato al massimo. Ecco che allora dopo ripetute compressioni i tessuti dei tendini e della borsa possono infiammarsi, diventando dolenti e causando quella condizione cronica che va sotto il nome di "sindrome da conflitto sotto acromiale".
Quando la cuffia dei rotatori e la sovrastante borsa si infiammano e diventano dolorose per effetto del contatto ripetitivo con l'acromion, i tendini possono cominciare a sfilacciarsi in prossimità della loro inserzione sulla testa dell'omero. Dopo un certo tempo, in cui prosegue lo sfilacciamento causato dal contatto tendine-acromion e caratterizzato da importante dolore diurno e notturno dei muscoli della spalla, i tendini possono rompersi totalmente, staccandosi dalla testa omerale.
Si tratta della sostituzione chirurgica di una articolazione gravemente danneggiata (da artrosi o traumi) con nuovi elementi articolari disegnati appositamente per consentire il più ampio movimento articolare possibile.Questi elementi sono costituiti, generalmente, da una combinazione di metallo (titanio e leghe varie) e plastica (polietilene).
Nei giovani e negli sportivi, danni alla cuffia dei rotatori possono derivare per effetto di ripetuti gesti di lancio, di sport con gesti atletici con il braccio al di sopra della testa come nuoto e palla a volo. Questi danni derivano dai ripetuti stress in allungamento applicati ai tendini della cuffia dei rotatori, durante la fase d’accompagnamento (e rallentamento) del braccio al di sopra della testa nella parte terminale del gesto sportivo. La rottura del tendine non è quasi mai dovuta al conflitto con l'acromion ma ad uno sbilanciamento della muscolatura della spalla. Tale fenomeno può essere associato ad una lassità anteriore della spalla, dovuta a legamenti deboli od congenitamente allungati.
Il sintomo più comune è il dolore nella zona anteriore e superiore della spalla, magari in corrispondenza del muscolo che la ricopre, il deltoide. Il dolore aumenta quando il braccio viene sollevato al di sopra della testa. Frequentemente il dolore è maggiore di notte, e spesso porta al risveglio notturno. In funzione della gravità del danno, ci può essere debolezza del braccio che può anche non essere sollevabile anteriormente nei casi d’ampia rottura dei tendini della cuffia.
La diagnosi di rottura della cuffia include un’attenta storia clinica, delle radiografie per visualizzare la forma anatomica delle strutture ossee della spalla e da un accurato esame clinico. Potrà allora essere evidenziata ipotrofia muscolare e debolezza qualora i tendini della cuffia siano danneggiati, e speciali test che simulino il confitto tra acromion e cuffia possono aiutare il medico a capire se alla base del quadro clinico ci sia una sindrome da conflitto. Generalmente una Risonanza Magnetica Nucleare fornisce la prova definitiva dello stato dei tendini della cuffia. Nonostante nessuno di questi test sia preciso al 100 %, la maggior parte delle lesioni di cuffia possono essere diagnosticate con una combinazione dei test sopra citati.
Se è stata diagnosticata una condizione di minimo conflitto tra cuffia ed acromion o una tendinite dei tendini della cuffia allora sarà opportuno un periodo di riposo supportato da alcuni farmaci per bocca e terapia fisica che molto spesso riescono a determinare la riduzione dell'infiammazione ed a ridare tono alla muscolatura. Le attività che destavano dolore potranno essere ricominciate solo quando il dolore si sia risolto. In alcuni casi selezionati un’iniezione di anti infiammatori cortisonici nello spazio della borsa sotto acromiale è utile a ridurre l'infiammazione ed il dolore. L'applicazione locale di ghiaccio tre o quattro volte al di per 15 minuti è in grado di dare molto sollievo.
Qualora ci sia un acromion ispessito o una protuberanza ossea sull'estremità dell'acromion che determina conflitto, può essere rimosso mediante tecnica chirurgica artroscopica. Questa tecnica richiede una minima ospedalizzazione uno o due giorni e nello stesso tempo possono essere riparati i danni minori della cuffia ed essere rimossi i tessuti infiammati della borsa. Spesso questo rappresenta un trattamento definitivo per la spalla.
Quando la cuffia dei rotatori è totalmente rotta il tendine deve molto spesso essere riparato usando tecniche chirurgiche. La scelta della tecnica chirurgica, ovviamente, dipende dalla severità dei sintomi, dalla salute generale del paziente e dalle richieste funzionali per l'articolazione interessata (cioè da quello che si chiede alla spalla di fare). In giovani attivi si consiglia in generale la riparazione del tendine. In alcuni individui più anziani per i quali non sia necessaria un’attività dell'articolazione al di sopra della testa la riparazione chirurgica può non essere cosi' fondamentale. Se è presente un dolore cronico con riduzione della funzionalità articolare il consiglio di effettuare una riparazione chirurgica del tendine è valido ad ogni età.
In alcune situazioni la borsa posta al di sopra della cuffia dei rotatori può formare una specie di tappo che chiude il buco formatosi nel tendine della cuffia. Questo tappo però non è costituito da una vera struttura tendinea, ciò nonostante si può osservare una riduzione del dolore a livelli più accettabili. Qualora invece le estremità del tendine rotto di frammentino e sfilaccino ed aumenti l'infiammazione allora il muscolo può andare in contro a retrazione ed atrofia ed in tal caso non è più possibile provvedere ad una riparazione. In alcuni casi di quest'ultimo tipo l'unico approccio chirurgico possibile è la rimozione per via artroscopica dello sperone osseo sull'acromion e dei frammenti liberi del tendine rotto e sfilacciato che danno dolore quando si ruota il braccio. Tale procedura non restituisce certamente la normale forza e resistenza alla spalla ma generalmente risolve il dolore.
L'artroscopia è d’estremo aiuto per riparare la cuffia dei rotatori, ma spesso può essere necessario effettuare un intervento "mini open" qualora il tendine sia totalmente rotto. Nelle fasi iniziali dell'intervento l'artroscopio consente di visualizzare bene dall'interno il danno e regolarizzare e rimuovere i frammenti e le estremità dei tendini danneggiati della cuffia e del capo lungo del bicipite. In una fase successiva consente di vedere e rimuovere lo sperone osseo sull'estremità dell'acromion ed i legamenti circostanti; l’uno e gli altri vengono rimossi con opportuni micro strumenti. Qualora sia necessario riparare la cuffia si rende necessaria in alcuni casi un’incisione di cinque centimetri subito al di sopra del tendine rotto che è stato individuato precedentemente con l'artroscopio. Le fibre del muscolo deltoide vedono solo spostate in maniera da consentire a robuste micro pinzette di riportare il tendine al di sopra dell'osso dove viene rifissato.
Dopo interventi minori per conflitto la spalla deve essere tenuta in un semplice sistema di sospensione di tipo “sling”. Qualora l’intervento abbia dovuto riparare una rottura totale della cuffia dei rotatori allora la spalla deve esser totalmente immobilizzata mediante un apposito sospensore di tecnologia avanzata, che risulta essere particolarmente utile e comodo poiché consente di mobilizzare il gomito, il polso e la mano pur mantenendo il braccio in una posizione che facilita una buona circolazione e riduce lo stress sui tessuti della cuffia da poco riparati. Per di più la spalla potrà essere nuovamente mobilizzata ed allenata meglio con lo sling che con un sistema d’immobilizzazione classico.
Secondo la tecnica chirurgica utilizzata il programma prevederà un periodo di tempo iniziale per consentire la cicatrizzazione dei tessuti riparati seguito da un periodo di mobilizzazione passiva e quindi da uno di riconquista dell’arco di movimento nonché in seguito di rinforzo muscolare soprattutto dei muscoli della cuffia dei rotatori. Nei quadri minori di tendinite e di conflitto il programma richiede da due a tre mesi. Nel caso di riparazione della cuffia il programma può durare fino a sei mesi prima che i muscoli atrofici riprendano la loro funzione ed arco di movimento. Generalmente la risoluzione del dolore si a molto più velocemente ed il ritorno alle normali funzioni della vita quotidiana si può avere a due o tre mesi.
Ancora una volta bisogna ricordare che ogni caso è unico. Nei giovani con casi minori di confitto la chirurgia risolve quasi la totalità dei casi. Quando i danni sono più gravi , grossi speroni ossei o tendini frammentati, non è lecito aspettarsi risultati di totale risoluzione. Qualora si renda necessario ri fissare i tendini sulla testa dell’omero allora può esitare una riduzione dell’arco totale di movimento del braccio. Ciò nonostante la soluzione del dolore ed il ritorno della forza possono ben compensare il minor arco di movimento. Il risultato finale comunque dipende molto dalla determinazione e capacità del paziente di seguire nei particolari il suo programma riabilitativo.
Quando l'articolazione gleno-omerale della spalla (formata dalla sfera della testa dell'omero e dal piatto della glena della scapola) è ruotata traumaticamente in avanti ecco che la testa omerale scivola al di fuori della zona d’appoggio sulla glena e si verifica la cosi' detta "lussazione anteriore di spalla". Se la sfera della testa omerale scivola solo parzialmente al di fuori tornando poi spontaneamente al suo posto allora si è verificata una "sub lussazione".
La lussazione si verifica con maggiore frequenza nei giovani fisicamente attivi, generalmente al di sotto dei 30 anni. Quando la lussazione si verifica in persone di più di 30 anni essa si associa in generale ad altre patologie della spalla come fratture di strutture ossee o cartilaginee od alla rottura dei tendini dei muscoli della "cuffia dei rotatori" (i muscoli responsabili della rotazione interna ed esterna del braccio).Vi sono anche persone che nascono con spalle "lasse" (cioè spontaneamente instabili) e che sono conseguentemente soggette con una maggiore frequenza a sub lussazioni o lussazioni in assenza anche di traumi esterni significativi.
Generalmente i traumi che causano una lussazione si verificano con il braccio all'altezza od al di sopra della spalla, come nella posizione che si assume per lanciare un sasso o la palla nel baseball, cioè in posizioni in cui sul braccio si applicano forze che lo spingono violentemente in dietro. In alcuni casi si verificano lussazioni quando due persone si aggrappano l'una all'altra per evitare una caduta o quando si effettuano cadute sulla propria spalla.
Quando la testa omerale è forzata ad uscire anteriormente dalla sua nicchia d’appoggio sulla glena della scapola, generalmente si osserva il danneggiamento del punto d’inserzione del legamento che dovrebbe tenere in posizione la testa omerale, questo in soggetti fino ai 25 anni circa. Il punto d’ancoraggio di questo legamento è chiamato "labbro glenoideo". Quando il labbro glenoideo viene distaccato dalla struttura ossea sottostante esso tende a tornare imposizione ed a cicatrizzare sull'osso spontaneamente. Quando la lussazione accade in persone oltre i 30 anni il trauma generalmente colpisce il legamento invece che il labbro. Anche questi soggetti vanno in contro ad una spontanea cicatrizzazione senza grossi problemi con semplici misure terapeutiche di tipo conservativo. Per di più, durante una lussazione, le enormi forze che spostano la testa omerale di fuori della sua nicchia sulla glena fanno si che la testa omerale entri in contatto violento con il margine osseo anteriore della glena causando molto di frequente una frattura della testa omerale (detta lesione di Hill Sachs). Anche il margine anteriore della glenoide può essere fratturato in questo tipo di trauma. Generalmente si tratta di una piccola frattura, ma può essere anche di grandi dimensioni, soprattutto se l'osso è soffice.
Quando la spalla lussa per la prima volta è opportuno provvedere a riposizionare la testa omerale nella sua sede il più rapidamente possibile onde evitare il danneggiamento di nervi e di strutture ossee. Ad ogni ulteriore lussazione aumenta la probabilità che vengano irrimediabilmente danneggiate le superfici articolari o le strutture ossee o quelle legamentose. Ciò può portare, come generalmente accade, allo sviluppo di processi artritici a carico dell'articolazione. Il corretto trattamento di spalle affette da condizioni d’instabilità cronica è rappresentato da un intervento chirurgico con il quale si provvede a far cicatrizzare nuovamente il legamento distaccato in quella che è la sua fisiologica sede sull'osso. Questo tipo d’intervento è generalmente indispensabile nei giovani al di sotto dei 25 anni (nei quali altrimenti hanno altrimenti nuove lussazioni nel 90% dei casi). In persone oltre tale età è forse più opportuno tentare prima di stabilizzare la spalla con un periodo di riposo seguito da fisioterapia. Una seconda lussazione rappresenta una chiara indicazione per un intervento chirurgico di riparazione.
La riparazione chirurgica del legamento distaccato può essere effettuata nella maggior parte dei casi per via artroscopica. L'artroscopio è un sottile telescopio con una telecamera che consente di vedere le strutture dell'articolazione dall'interno dopo essere stato inserito all'interno della spalla. Potendo osservare per via artroscopica il legamento distaccato, il chirurgo può generalmente provvedere a fissare nuovamente il legamento all'osso utilizzando dei fili di sutura (eventualmente delle microscopiche ancorette metalliche inserite nell'osso). Nei casi in cui i legamenti si siano staccati dalle loro sedi in maniera ampia e grave o siano molto allungati allora si può rendere necessario un intervento di chirurgia aperta. Attraverso un’incisione di 5-7 centimetri effettuata sulla cute, il chirurgo può accedere all'articolazione situata in profondità dopo aver spostato le strutture muscolari. Generalmente poi il legamento è rifissato utilizzando gli stessi fili di sutura e le stesse ancorette utilizzate nell'intervento per via artroscopica.
Studi scientifici ad oggi disponibili mostrerebbero che esiste una possibilità leggermente maggiore di nuove lussazioni dopo intervento per via artroscopica rispetto a quella per via aperta. I vantaggi dell'intervento per via artroscopica sono praticamente assenza di cicatrici, modestissimo dolore, ridottissimi tempi di ricovero, ritorno ad una maggiore ampiezza del movimento dell'arto, minimi rischi d’infezione. Con il migliorare della tecnica artroscopica la maggior parte dei chirurghi ritiene oramai che gli ottimi risultati ottenibili con l'intervento aperto (95%) possano oramai essere ottenuti anche per via artroscopica.
In ambedue i casi, artroscopico o per via aperta, il trattamento post operatorio precoce è il medesimo cioè l'immobilizzazione della spalla per tre settimane mediante un apposito sistema di sospensione ("sling"). Immediatamente vengono però iniziati esercizi per la mobilizzazione della mano, polso e gomito. Dopo tre settimane viene rimosso il sistema che immobilizza la spalla e vengono iniziati esercizi di mobilizzazione passiva e di "pendolo"; durante la giornata potrà comunque essere utilizzato lo "sling" per far riposare l'articolazione. Dopo 4-5 settimane possono essere iniziati esercizi in piscina. La mobilizzazione attiva inizia intorno alla 6° settimana con esercizi di leggera tonificazione muscolare. Al 3° mese sono possibili anche esercizi con pesi liberi o macchine da palestra ed anche per gli atleti esercizi complessi (ed a rischio) come il lancio. Al 6° mese possono essere effettuate tutte le attività desiderate.
Qualora i tessuti trattati per via artroscopica vengano nuovamente danneggiati e la spalla torni ad essere lassa ed instabile allora si rende necessario effettuare un intervento per via aperta per accorciare muscoli, tendini e legamenti. In questo caso la rotazione esterna e l'elevazione del braccio potranno risultare però ridotte.
Questa patologia può rappresentare una condizione notevolmente invalidante, soprattutto nei giovani, e molto spesso porta ad artriti deformanti nei casi di lussazioni ricorrenti. Inoltre, anche i nervi responsabili della sensibilità e funzionamento della mano possono essere danneggiati in maniera permanente. La maggior parte dei pazienti ottiene generalmente grandi benefici da questo tipo di chirurgia anche se tutti i sopra citati rischi chirurgici devono essere ben valutati.
Nella maggior parte dei casi non è possibile individuare una causa precisa per questi depositi di calcio. Molte persone chiedono se devono modificare le diete per ridurre l'assunzione di calcio. Questo provvedimento non deve assolutamente essere mai preso, bensì è opportuno mantenere una dieta sana e bilanciata dal punto di vista calorico ed in grado di fornire almeno 1 grammo di calcio il giorno, soprattutto negli anziani ed in donne in fase post menopausale.
I depositi di calcio sono più frequenti in donne tra i 35 e 65 anni d’età, ma si possono presentare anche negli uomini.
Molti depositi di calcio sono spesso presenti per anni senza rendersi responsabili d’alcun sintomo. Solo quando i depositi diventano sufficientemente grandi da urtare le adiacenti strutture ossee durante i normali movimenti d’elevazione del braccio allora possono essere responsabili di dolore. In alcuni casi, anche piccoli depositi di calcio possono essere responsabili di dolore e ciò accade quando s’infiammano i tessuti circostanti o quando i depositi di calcio arrivano ad interessare anche i tessuti della borsa sotto acromiale che sono molto sensibili.
Alcuni depositi di calcio possono determinare l'erosione progressiva fino alla distruzione di una parte dei tendini della cuffia dei rotatori che sono muscoli con un ruolo fondamentale nei movimenti d’elevazione del braccio.
La maggior parte dei depositi di calcio sono nelle prime fasi soffici come pasta dentifricia ma spesso, dopo anni diventano progressivamente più consistenti fino ad avere la durezza prima del gesso e poi dell'osso.
Quando i depositi di calcio s’infiammano in maniera importante, sia perché si possono rompere ed alcuni frammenti possono liberarsi nella borsa sia perché possono arrivare a determinare attrito fra la cuffia dei rotatori e strutture ossee e non ossee circostanti, allora i sintomi dolorosi possono diventare molto importanti. L'infiammazione in fase acuta può essere trattata con impacchi di ghiaccio e riposo del braccio in un opportuno sistema di sospensione ("sling"), ed inoltre in alcuni casi possono essere utili anche gli anti infiammatori per via orale (se prescritti dal medico). Nel caso in cui il dolore sia molto severo già da alcuni giorni e non si attenui in maniera significativa con i provvedimenti poco sopra descritti allora trova indicazione un’iniezione di anti infiammatori cortisonici direttamente nell'area dei depositi di calcio, che è in grado di dare sollievo nell'ambito di poche ore.
Quando si verificano due o tre episodi ricorrenti di sintomi dolorosi della spalla o si possono vedere alle radiografie i depositi di calcio che crescono di dimensioni, allora si può prendere in considerazione l'ipotesi di rimuoverli mediante chirurgia per via artroscopica.
L'intervento è effettuato in anestesia sia loco regionale sia generale durante un breve ricovero in regime di day hospital. Durante l'operazione il paziente non avverte nessun dolore e, dopo l’intervento, solo un leggero fastidio alla spalla per alcuni giorni fino a quando non cicatrizzano i punti di sutura delle vie d’accesso. Qualora i depositi di calcio determinino l'erosione di un buco nella cuffia dei rotatori allora può rendersi necessaria una riparazione del danno alla cuffia (se possibile) ed eventualmente una decompressione sotto acromiale (rimozione di una piccola porzione di osso che sovrasta i depositi di calcio, l’acromion, per ridurre gli attriti).
Non abbiamo mai avuto occasione ancora di vedere calcificazioni che si riformano sulla stessa spalla dopo essere state rimosse.
Si. Nel lungo termine le calcificazioni possono causare una forma di infiammazione cronica dei tendini della cuffia dei rotatori con un danno permanente ai tendini stessi.
Capsulite adesiva è il nome proprio della rigidità di spalla. L’articolazione della spalla è una articolazione supportata da legamenti che uniscono le componenti ossee e le mantengono allineate adeguatamente durante i movimenti. Normalmente questi legamenti sono sufficientemente elastici per permettere i movimenti completi della spalla, ma quando vi è la capsulite adesiva i legamenti vengono interessati da un processo infiammatorio che determina la formazione di tessuto cicatriziale e dà origine ad aderenze ed a riduzione dello spazio articolare: questo processo riduce notevolmente il normale range di movimento dell’articolazione e può essere molto doloroso.
Le donne con più di 40 anni sono le persone più soggette a sviluppare una capsulite adesiva. Vi sono alcune particolari condizioni mediche che si associano ad un aumentato rischio di sviluppare questa condizione, e cioè il diabete, le malattie cardiovascolari e la chirurgia del seno, ma la capsulite può manifestarsi in persone per altri aspetti completamente sane senza predisposizione o traumi.
Generalmente la capsulite adesiva procede attraverso tre distinte fasi; durante una prima fase chiamata ‘freezing’ compare un fastidioso dolore generalizzato a tutta la spalla che è accentuato dal movimento e comporta una perdita di movimento. A causa del dolore che deriva dal processo infiammatorio il paziente sceglie di proteggere la spalla muovendola il meno possibile, dando così modo al processo cicatriziale di avvolgere la spalla rendendola sempre più rigida. Nella seconda fase,’frozen’, vi è la localizzazione del dolore attorno alla testa dell’omero, dolore che peggiora durante la notte e spesso rende difficile il sonno. In questa fase l’infiammazione è in via di risoluzione e il tessuto cicatriziale sta maturando. Nella fase finale, ’thawing’, la spalla è molto meno dolorosa, ma praticamente immobile. A questo punto il tessuto cicatriziale comincia a scomparire e vi può essere un lento e progressivo miglioramento del range di movimento.
Solitamente è il chirurgo ortopedico che pone diagnosi di capsulite adesiva. Il dolore di spalla di questa patologia spesso viene erroneamente imputato a patologie diverse quali tendinopatia calcifica, rottura della cuffia dei rotatori, artrite o tendinite: sebbene queste patologie spesso possano precedere la capsulite adesiva, nella maggior parte dei casi la rigidità è un reperto isolato che insorge isolatamente. Quando il chirurgo nota una riduzione del movimento specialmente in flessione e rotazione, ci può essere il sospetto diagnostico; quando la radiografia , la risonanza magnetica e l’esame obiettivo escludono altre cause di dolore allora la diagnosi è confermata.
Il trattamento della capsulite adesiva è basato sullo stadio di presentazione e sulla severità della condizione. Spesso nelle fsi iniziali i farmaci antidolorifici per uso orale sono di aiuto per diminuire la reazione infiammatoria dell’articolazione e avere quindi un maggiore arco di movimento libero dal dolore e quindi una minore formazione di tessuto cicatriziale. Oltre a questi farmaci può essere utile anche la terapia fisica, come la ionoforesi, gli ultrasuoni, le applicazioni di caldo e freddo. Un fisioterapista che abbia familiarità con questa condizione può essere di estrema utilità con l’esecuzione di mobilizzazioni caute attive-assistite e passive, specialmente se ciò viene fatto in una piscina calda per la riabilitazione. A tutto ciò sarebbe poi bene aggiungere una serie di esercizi da svolgere a casa con l’ausilio di carrucole e di aste per lo stretching. Nella fase ‘frozen’il dolore più importante richiede un più costante ricorso ai farmaci.
La porzione superiore, più alta, della scapola si chiama acromion. L’articolazione è formata dalla connessione dell’acromion e la parte più laterale della clavicola. Solitamente possiamo palpare una protuberanza in questa posizione, che può essere anche piuttosto sporgente in persone del tutto normali.
Nella maggior parte dei casi l’esame clinico è sufficiente. Esso dimostrerà gonfiore a livello di questa piccola articolazione, dolore e la separazione dei capi articolari. Il sospetto diagnostico dovrà essere confermato da un esame radiologico eseguito anche nella proiezione ascellare ed eventualmente comparandolo con la spalla controlaterale.
Nella maggior parte dei casi è sufficiente un trattamento conservativo. Applicazioni di ghiaccio locale sono di aiuto nel ridurre sia il dolore che il gonfiore. L’arto può essere mantenuto in un tutore che ha anche la funzione di sostenerne il peso. Cauti movimenti possono essere concessi al fine di prevenire una rigidità articolare e deve essere mantenuta l’articolarità del gomito, del polso e della mano. Di nessuna utilità sono invece i cerottaggi o il taping nel tentativo di “ridurre” la clavicola. In alcuni casi utilizziamo un tutore cosiddetto di Kenny-Howard per cercare di favorire la cicatrizzazione legamentosa in una corretta posizione.
Solitamente riserviamo la chirurgia ai casi in cui residua un dolore costante o vi è una deformità articolare inaccettabile dopo qualche mese di e dal trattamento conservativo. Il dolore può essere scatenato dalla pressione sull’articolazione come dalle spalline di un reggiseno o di una tuta da lavoro. Qualche volta il paziente avverte un click o dolore durante le attività che portano la mano al di sopra della testa come nei lanci o il sollevamento di oggetti. Infine, in soggetti particolarmente magri, con cute sottile, la salienza della clavicola dopo la lussazione può essere considerata antiestetica.
L’artrosi può colpire questa articolazione, ma generalmente è un evento isolato e determina rigidità, dolore e qualche volta gonfiore. Un’altra condizione definita osteolisi clavicolare distale determina un quadro simile al precedente ed avviene in persone giovani che sollevano oggetti pesanti. Viene anche definita “Weightlifter Shoulder” o spalla del sollevato
Il tipo più semplice di intervento è la resezione clavicolare distale eseguito in artroscopia (chirurgia mini-invasiva) chiamato procedura di Mumford.se la causa del problema è una osteolisi clavicolare distale o una artrosi o una lussazione di grado I, questa tecnica può essere veramente soddisfacente. Viceversa quando una articolazione è gravemente lussata vi sono diverse procedure “aperte” per cercare di ristabilire una adeguata posizione clavicolare. Esiste una procedura artroscopica, o meglio mista, che tenta di risolvere il problema, ma al momento la sola chirurgia “aperta” è disponibile.
Ovviamente il tipo di trattamento postoperatorio dipende da che tipo di chirurgia è stata adottata. Di solito quando si esegue una procedura di Mumford in artroscopia, l’arto viene mantenuto in un tutore. Precocemente vengono permessi movimenti del gomito, polso e mano. Il sollevamento dell’arto non inizierà prima delle 4 settimane e generalmente viene effettuato in acqua. Quando viene eseguita una ricostruzione dei legamenti o l’impianto di un legamento artificiale, vengono utilizzati dei fili di acciaio percutanei (attraverso la cute) che verranno rimossi a 30-35 giorni dall’intervento per permettere ai tessuti molli di guarire. Il piano riabilitativo proseguirà poi come per l’intervento in artroscopia.
Nelle settimane precedenti l'intervento ci si dovrà recare in ospedale per 1-2 giorni per effettuare gli esami preoperatori richiesti. Ci sono alcune accortezze da osservare: 1-AUTOTRASFUSIONE: in caso di intervento per protesi di spalla programmato per una patologia degenerativa o post-traumatica si possono eseguire dei prelievi di sangue, che verranno depositati col proprio nome e utilizzati se necessario. 2-FARMACI: se si stanno assumendo medicine (di qualunque tipo) si deve informare il medico di reparto all'atto del ricovero e l'anestesista. 3-ALLERGIE: se si è allergici a qualche farmaco o a qualsiasi sostanza il medico deve esserne informato al momento del ricovero.
Al risveglio dopo l'intervento la spalla operata viene mantenuta immobile e nella corretta posizione (che varia a seconda del tipo di patologia trattata) da un tutore studiato appositamente. Al braccio operato viene applicata una fleboclisi per l'infusione di liquidi per le prime 12 ore dopo l'intervento. La spalla operata risulterà piuttosto dolorante per qualche giorno, questo è normale, e verranno somministrati degli antidolorifici. Probabilmente si avrà anche qualche livido attorno alla spalla ed il braccio potrà essere gonfio, anche questo è normale e gradualmente sparirà. Dopo l'intervento di protesi viene solitamente applicato un drenaggio in aspirazione. Questo "tubicino" verrà rimosso circa 72 ore dopo l'intervento. PER QUANTO TEMPO VIENE MANTENUTO IL TUTORE: A seconda del tipo di lesione il chirurgo deciderà il tempo di immobilizzazione del braccio che non sarà comunque inferiore ai 15 giorni. ATTIVITA' PERSONALI: L'elasticità della spalla è richiesta per una serie di attività quotidiane come il pettinarsi,il vestirsi, curare l'igiene della persona. Inizialmente si incontreranno delle difficoltà finchè non si riconquisterà la normale motilità. Il medico ed il fisioterapista consiglieranno il modo migliore per assolvere a questi e ad altri simili compiti.